Cannabis Light. Ministero dell’Interno: la circolare e le reazioni.

In una nuova circolare della fine di Luglio, il Ministero dell’interno parla della relazione tra commercio di cannabis a basso contenuto di THC e relazioni con la normativa sugli stupefacenti.

Raccogliamo in questo articolo alcuni dei punti di vista più autorevoli sulla questione Cannabis Light, con specifico riferimento alla circolare del Ministero dell’Interno datata fine luglio 2018. 

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Luca Marola, Easyjoint

Massimo Bulleri, Studio Legale Bulleri

Confagricoltura

Beppe Croce, Federcanapa

Margerita Baravalle, Assocanapa

Il punto di vista di Easyjoint.

Ben venga la finalità del Ministero dell’Interno, espressa con la circolare di fine luglio, di fare chiarezza sul fenomeno della cannabis light e definire cosa sia lecito da cosa non lo sia.

EasyJoint è nata con lo scopo di segnalare al legislatore le incongruenze e le mancanze della legge sulla canapa dando l’avvio al commercio e generando il fenomeno sociale, agricolo e commerciale ormai sotto gli occhi di tutti. Rivendichiamo la paternità di tutto questo nella consapevolezza che quanto stiamo facendo, e nelle forme in cui lo stiamo facendo, stia portando benessere, felicità, reddito e speranza a tante migliaia di Italiani, nonché alle casse dello Stato. 

Anche se con una circolare del genere, tenuta riservata quando invece vi è urgente necessità di chiarezza, il progetto ed i prodotti di EasyJoint ne uscirebbero a testa alta essendo noi l’azienda che tratta esclusivamente fiori di canapa italiana, sotto il limite dello 0,2%, con tutte le certificazioni di provenienza corrette, pensiamo che questo non sia il metodo più intelligente per gestire la situazione creatasi.

Non è scagliando agenti in divisa contro le migliaia di imprenditori della canapa, sperando in processi che mai avverranno o che si concluderanno, come è stato in questi mesi, con piene assoluzioni, che si governa un fenomeno di tale portata. E’, invece, sedendosi intorno ad un tavolo con tutti gli operatori del settore e definire le regole partendo dalle destinazioni d’uso. EasyJoint, in quanto responsabile della nascita della commercializzazione dei fiori di canapa, è pronta a sedersi al tavolo con le istituzioni e dare il proprio contributo.

Luca Marola
EasyJoint Project 

Massimo Bulleri, il punto di vista legale.

A mio avviso, senza entrare nel merito delle singole considerazioni che possono essere opinabili, la circolare manifesta l’intenzione dello Stato, già palesata con la precedente circolare del MIPAAF n. 5059 del 22.05.2018 e con il parere del CSS del 21.06.2018, di regolamentare il mercato delle infiorescenze di canapa ed inquadrare le medesime in una cornice giuridica definita e rispettosa delle esigenze di tutela dell’ordine pubblico e della salute del consumatore.

Ritengo che tali indicazioni debbano rappresentare la base per la disciplina del settore, strada peraltro già intrapresa dalle associazioni di categoria degli agricoltori che hanno adottato un disciplinare di produzione delle infiorescenze proprio per tutelare e garantire i medesimi principi di tutela del consumatore.

Anzi, a mio avviso la circolare lascia intravedere la strada da percorrere nella regolamentazione del settore ossia la via della legalità di un “uso umano” delle infiorescenze destinate ad uso alimentare e cosmetico, ma anche – sarebbe auspicabile -un prodotto da fumo a base di erbe e pianta officinale, destinazioni di utilizzo entrambe che già hanno una chiara e precisa normativa di riferimento.”

Massimo Bulleri
Studio Legale Bulleri

Confagricoltura. Il punto di vista dei coltivatori.

Si segnala che il Ministero dell’Interno, Dipartimento della Pubblica sicurezza, Direzione Centrale per i servizi antidroga, in data 20 luglio 2018, ha emanato una circolare avente ad oggetto “Aspetti giuridico-operativi connessi al fenomeno della commercializzazione delle infiorescenze della canapa tessile a basso tenore di THC e relazioni con la normativa sugli stupefacenti”, con cui sono dettate agli organi preposti  indicazioni operative  nell’esecuzione dei controlli in materia.

Di seguito una descrizione dei contenuti della circolare con alcune prime brevi considerazioni. Innanzitutto la circolare si sofferma sull’attività operativa e sui sequestri operati dalle Forze di Polizia sul territorio nazionale da novembre 2017 e giugno 2018.

Ed in base all’esame degli sviluppi istruttori e degli atti predisposti nell’ambito delle iniziative investigative, la circolare indica i seguenti quattro aspetti di rilievo per l’inquadramento sotto il profilo giuridico-operativo del fenomeno della commercializzazione delle miscele vegetali e dei prodotti ottenuti dalle infiorescenze di canapa sativa L. essiccata a basso tenore di THC.

  1. La L. n. 242/2016 non prevede la vendita delle infiorescenze per consumo personale attraverso il fumo o altra analoga modalità di assunzione

Su questo aspetto la circolare precisa che la legge 242/2016 non prevede, fatta eccezione per le finalità di trasformazione in prodotti alimentari, la possibilità di utilizzare direttamente la pianta e, soprattutto le infiorescenze per la somministrazione mediante combustione dei principi attivi in essa contenute. In questa prospettiva il Ministero ritiene che la normativa “valorizzi principalmente la pianta per le caratteristiche botaniche e per l’adattabilità ad impieghi innovativi e non certo per lo sfruttamento del principio attivo ad azione stupefacente presente nelle sue infiorescenze”.

  1. L’esimente prevista per il coltivatore non è estendibile al venditore delle infiorescenze

Su questo punto la circolare specifica che l’estensione dell’efficacia delle disposizioni contenute nell’art. 4, commi 5 e 7, della legge 242/2016 ai titolari dei negozi che pongono in vendita infiorescenze rischia di apparire non perfettamente in linea con la nuova disciplina di settore.

In questa ottica il limite dello 0,6% di contenuto complessivo di THC si applicherebbe soltanto all’agricoltore che “per cause naturali e senza avervi in alcun modo contribuito con il proprio consapevole intervento” veda svilupparsi una coltura con limiti di concentrazione del principio attivo superiori a quelli consentiti, ossia allo 0,2%.

Impostazione della legge che ha l’obiettivo di preservare, “entro il limite dello 0,6% (e non oltre) il raccolto e l’investimento economico iniziale”.

In relazione al quadro normativo, secondo la circolare, non altrettanto può assicurarsi all’operatore commerciale che venda le infiorescenze, gli altri prodotti a base di resina e le piante di canapa tessile che pongano scientemente  in commercio i suddetti prodotti con concentrazioni di principio attivo tra lo 0,2% e lo 0,6% e per i quali la presenza di livelli elevati di THC nelle miscele non rappresenta un’eventualità ipotetica e imponderabile ma un elemento preventivamente misurabile mediante una valutazione tecnica di laboratorio.

La circolare peraltro precisa che in caso di superamento dello 0,2% si tutela comunque fino al limite di 0,6% il prodotto dell’agricoltore che potrà comunque commercializzarlo in prodotti e semilavorati, quali fibra, canapulo, polveri, ecc. non destinati all’uso umano.

  1. Le infiorescenze di canapa con tenore superiore allo 0,5% rientrano nella nozione di sostanze stupefacenti

La circolare precisa che sia la tossicologia forense, che la letteratura scientifica, ma anche la stessa giurisprudenza, individuano per la cannabis come soglia, per inserirla tra le sostanze stupefacenti, i 5 mg di THC, che in termini percentuali corrispondono allo 0,5%.

Pertanto “la cessione o la semplice presenza all’interno degli esercizi commerciali di prodotti (infiorescenze, concentrati, essenze e resine) o piante con concentrazioni aderenti alla nozione di sostanza stupefacente” (e quindi superiore allo 0,5%), configurerebbe condotte di detenzione e vendita penalmente rilevanti e punibili secondo il DPR 309/1990.

Inoltre, in relazione alle difficoltà operative nell’individuare i prodotti con THC inferiore allo 0,5% da quelli con concentrazione superiore o da quelli provenienti dal mercato clandestino, la circolare identifica le seguenti cinque fattispecie che legittimano il sequestro del reperto sulla base dell’esito positivo del narcotest speditivo:

  1. Infiorescenze contenute in confezioni anonime o prive di indicazioni commerciali o sul prodotto ovvero ancora in mancanza di titoli di acquisto che possano ricondurre al dettagliante e verificare la provenienza dei prodotti;
  2. Infiorescenze contenute in confezioni commerciali dissigillate, all’interno delle quali potrebbero essere state occultate miscele ad alto tenore di THC al posto di quelle depotenziate;
  3. Infiorescenze vendute in forma sfusa, tale da non consentire di stabilire con obiettività identificazione botanica del materiale e l’appartenenza della varietà oggetto della cessione tra quelle indicate dalla legge comunitaria;
  4. Olio ed altri estratti oleosi ottenuti dalle infiorescenze della canapa tessile, per i quali non è possibile determinare con immediatezza il tenore del THC contenuto nel prodotto;
  5. Piante di cannabis coltivate in vaso o in terra, per le quali non risulti con certezza la provenienza da coltivazioni ottenute da sementi delle citate varietà ammesse dalla normativa comunitaria.
  1. Le iscrizioni poste sulle confezioni, sui siti e nel negozio non escludono la responsabilità del venditore e dell’acquirente.

La circolare chiarisce che “il contesto di presunta legalità nel quale avviene la vendita e l’acquisto delle infiorescenze da parte del titolare e del consumatore, non può portare all’automatica esclusione di qualunque forma di consapevolezza psichica della commissione dell’illecito”. La circolare si riferisce in particolare alle indicazioni  (l’esclusione delle infiorescenze dalla definizioni di medicinali o prodotti alimentari o da combustione, il divieto di vendita ai minori di 18 anni, l’indicazione di non ingestione o di utilizzo per combustione) presenti sulle etichette delle confezioni dei prodotti di cui trattasi, a quelle  esposte nei punti vendita, ed alle piattaforme on line

**************

Ciò detto, la circolare sulla base dei punti sopra riportati sinteticamente giunge alle seguenti conclusioni specificando che :

  • “se ne dovrebbe dedurre che qualora oggetto delle attività commerciali sia la pianta della canapa secondo gli impieghi previsti dalla nuova legge di settore, opererà, senza riserva. l’esclusione dalla disciplina sugli stupefacenti”;
  • “nel caso invece venga in evidenza la cessione delle infiorescenze separate dalla pianta, in ragione della sola presenza di THC, tale condotta dovrebbe essere valutata  sulla base delle norme del Testo unico in materia di sostanze stupefacenti e rientrare nel perimetro sanzionatorio della normativa antidroga, dovendo prevalere – in assenza delle esigenze presidiate dalla legge 242/2016le preminenti ragioni della tutela della salute e dell’ordine pubblico messe in pericolo dalla somministrazione del principio attivo”.

Conclusioni che, da una prima analisi, nonostante si pongano in una sfera dubitativa (utilizzo del condizionale), interpretano in modo estremamente restrittivo le indicazioni della legge 242/16 e la circolare del Mipaaf 5059 del 23 maggio 2018; peraltro, non tenendo conto nella opportuna considerazione di una serie di valutazioni  riportate nella stessa circolare che:

  • sottolineano la liceità della destinazione alimentare e cosmetica delle infiorescenze;
  • confermano che la soglia oltre la quale la cannabis può essere considerata stupefacente è dello 0,5%;
  • gli accertamenti sanzionatori da parte delle Forze dell’Ordine, che si trovano nell’impossibilità di distinguere la canapa legale da quella illegale, sembrerebbero subordinati all’esito positivo del narcotest e quindi alla presunzione del superamento dei limiti di THC previsti dalla legge.

Interpretazioni restrittive che creano in alcuni casi una separazione tra commercializzazione e produzione, nei casi in cui la percentuale di THC sia compresa tra lo 0,2% e lo 0,5% (da una parte l’agricoltore può produrre dall’altra non si può commercializzare al consumatore finale); ma che determinano a livello più generale una incertezza nella commercializzazione delle infiorescenze in quanto tali a prescindere dal contenuto di THC.

Ciò nonostante la giurisprudenza di legittimità e di merito in materia abbia ritenuto, in recenti sentenze, la commercializzazione delle infiorescenze come ricompresa nelle tutele della L. n. 242/2016.

Tali sentenze, difatti, pur nella consapevolezza dell’esistenza di lacune nella disciplina legislativa, sottolineano che la coltivazione e l’utilizzo per la successiva commercializzazione di semilavorati della canapa siano leciti laddove il contenuto di THC non superi il limite dello 0,6%. Solo al superamento di tale limite, infatti, è prevista la possibilità di sequestrare e distruggere la coltivazione, sicché si deve ritenere che solo in tale caso, la canapa ottenuta diventi illegale per rientrare, quindi, non nell’ambito di applicazione della legge 242, quanto, invece, nell’ambito della disciplina in materia di sostanza stupefacenti di cui al D.P.R. n. 309/1990. Sempre le stesse sentenze sottolineano che la coltivazione di canapa con percentuali di THC tra lo 0,2 e lo 0,6% e la successiva commercializzazione dei suoi derivati deve, dunque, ritenersi lecita, non essendo prevista l’adozione di alcuna misura atta a distruggere la coltivazione, impedendone l’utilizzo.

L’emanazione della circolare del Ministero dell’Interno evidenzia che è sempre più urgente un intervento coordinato tra le varie amministrazioni interessate alla materia al fine di fornire indicazioni omogenee e rispondenti il più possibile agli obiettivi della legge, che siano in grado da una parte di regolamentare il mercato delle infiorescenze di canapa, ed inquadrare le medesime in una cornice giuridica definita e rispettosa delle esigenze di tutela dell’ordine pubblico e della salute del consumatore, e dall’altro di non creare inutili ostacoli ad un settore che ha forti potenzialità.

Per cui l’auspicio è che a breve si possa aprire un confronto con i Ministeri coinvolti, al fine di superare le ulteriori incertezze che si sono materializzate con la circolare del Ministero dell’Interno e soprattutto proseguire nell’attuazione della legge 242/16 con particolare riferimento alla definizione dei livelli massimi di residui di THC ammessi negli alimenti, decreto che doveva essere emanato dal Ministro della Salute entro giugno 2017.

Situazione complessiva che merita in ogni caso una riflessione anche a livello parlamentare, verificando l’opportunità e la possibilità di intervenire a livello legislativo per risolvere alcuni aspetti critici della legge 242/16.

Dal punto di vista sindacale Confagricoltura proseguirà la propria azione per avere un quadro normativo ed interpretativo chiaro con particolare riferimento alle infiorescenze destinate ad uso alimentare e cosmetico, inviando ai Ministeri competenti una specifica richiesta di convocazione della filiera; nello stesso tempo, attraverso l’applicazione del Disciplinare di produzione delle infiorescenze, redatto recentemente congiuntamente a Federcanapa e Cia, proseguirà la sua azione per assicurare una sempre maggiore qualità e tracciabilità della produzione di canapa industriale.

Confagricoltura

Federcanapa, l’opinione di Beppe Croce.

Leggendo con attenzione la circolare del Ministero dell’Interno, l’impressione è che in fin dei conti sia un documento più avanzato di quanto ci hanno proposto finora gli altri Ministeri.

Infatti, aldilà dell’involuzione logico-linguistica e dei toni repressivi, ci sembra che emergano tre punti abbastanza netti:

1. il riconoscimento implicito dell’uso lecito delle infiorescenze per scopi alimentari o cosemtici al punto 1 (“fatta eccezione…”) mai ammesso finora, neppure dalla circolare Olivero;

2. malgrado asserisca la non estendibilità al venditore della soglia di tolleranza, chiarisce poi che occorre una soglia superiore allo 0,5% per classificare un’infiorescenza come stupefacente;

3. anche il punto 4, il più inquietante con quella distinzione tra pianta e fiore separato dalla pianta, mi sembra di capire che l’intervento repressivo è condizionato dall’esito positivo del narcotest (oltre che da quanto asserito al punto 3).

Infine, quell’inciso al punto 1 (“ove l’uso umano delle infiorescenze.. rientrasse pienamente nell’ambito della legge”) sembra quasi un suggerimento di possibile intervento sull’attuale testo della L. 242/16, la legge quadro sulla canapicoltura italiana.

Auspichiamo un incontro a cui possano prendere parte anche le associazioni a tutela delle aziende agricole della canapa dal quale, partendo dalle regole auto imposteci in assenza di norme statali e racchiuse nel Codice di Autodisciplina per la produzione di infiorescenze, derivino le linee guida per il riconoscimento anche istituzionale del fenomeno della produzione e commercializzazione dell’infiorescenza di canapa.

Fenomeno di cui l’intero settore agricolo, nonché la filiera della canapa industriale, ha trovato vitale ossigeno.

Beppe Croce
Presidente FederCanapa

Assocanapa.

Detto molto rapidamente, ho sentito parlare di questa Circolare che peraltro al momento non sarebbe un provvedimento normativo ma un atto tecnico interno finalizzato ad analizzare la casistica dei sequestri e dei provvedimenti dei Magistrati inquirenti relativi in particolare ai materiali chiaramente da fumo che vengono venduti come materiali da collezione, a scopo di ricerca e simili e ad ipotizzare quali posizioni potrebbe prendere lo Stato sull’argomento.

Direi che è molto apprezzabile lo sforzo di fare chiarezza su una realtà che ci pare sia stata lasciata allo sbando per troppo tempo. Da quanto vediamo anche le Procure della Repubblica dalle nostre parti stanno facendo uno sforzo analogo.

Sulla base dell’esperienza che abbiamo accumulato nei gruppi di lavoro che sono stati organizzati presso il Ministero delle Politiche Agricole dal 1998 fino alla costituzione del tavolo di filiera della canapa, gruppi ai quali partecipavano sempre il Ministero della Salute, la Direzione Centrale dei Servizi Antidroga per il Ministero dell’Interno, il Ministero delle Finanze con la Guardia di Finanza e il Ministero della Giustizia, ci pare di poter dire che nessuna delle posizioni che la nostra organizzazione ha preso sullo specifico argomento viene smentita, semmai viene confermata.

Ci sembra però che alcuni aspetti non siano ancora stati messi a fuoco sufficientemente, tenuto conto che la legge 242/2016 va interpretata per il contenuto che ha effettivamente e non alla luce di

favole che corrono su internet e anche in convegni, della Circolare del Ministero della Salute del 2009, della modifica dell’art.26 del DPR 309/1990 s.m.i. e delle tabelle allegate avvenuta nel 2014. Non possiamo neppure pensare che con la legge 242/2016 approvata all’unanimità il Parlamento volesse tornare indietro rispetto alla situazione precedente, semmai voleva dare delle certezze in più.

L’altro rilievo che facciamo è che è bene risolvere il problema del fumo ma che, facendo tale lavoro, si deve affrontare subito anche il problema degli altri prodotti (alimenti, cosmetici, oli, estratti e simili). Non prenderà più tempo e si farà il lavoro una volta per tutte.

Riteniamo anche che allo scopo si deva costituire rapidamente un gruppo tecnico di lavoro come quelli che si sono fatti fino al 2014, per chiarire una volta per tutte cosa dice la legge 242/2016, legge che secondo noi è assolutamente chiara e non lacunosa e si individuino i provvedimenti che sono ancora da adottare e li si adotti, in modo che le regole vengano dagli organismi che hanno titolo per darle ed anche per farle rispettare. Tutto quello che è contrario alla legge va stroncato.

Occorre applicare correttamente le regole che ci sono e definire e adottare quelle che mancano (bisogna in particolare coordinare la legge 242/2016 con il DPR 309/1990 s.m.i.).

E l’approccio non deve essere alla canapa industriale come se fosse una droga, anche se si deve tenere conto della sua particolarità, conoscendo però molto bene gli argomenti di cui si tratta, altrimenti alle beffe si aggiungeranno altri danni per le imprese serie.

In originale firmato
La Presidente Margherita Baravalle
Assocanapa

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