Il Canada legalizza!

La data del 17 ottobre entra nella Storia come una delle date-simbolo per il movimento antiproibizionista planetario: è il Giorno Uno della legalizzazione su tutto il territorio del Canada, primo Paese dei 7 Grandi a regolamentare.

Dopo il piccolo stato dell’Uruguay, dove è divenuta legale nel 2013, anche se si è dovuto aspettare il 2017 perché la legge diventasse effettiva, un secondo Paese rompe con le Convenzioni internazionali per attuare politiche di rottura totale con il passato.

Se con la legalizzazione in Uruguay si poteva definire tale decisione una bizzarria, ora si deve fare i conti con una realtà ben diversa le cui ripercussioni potrebbero accelerare il dibattito mondiale sulla marijuana, partendo dall’ONU e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Forse siamo arrivati alla fine della nefasta influenza delle Convenzioni internazionali degli anni ’60 sulle legislazioni nazionali che crolleranno, con l’intero sistema proibizionista, come un castello di carte.

Bill C-45

Il Canada, con l’approvazione in giugno del “Cannabis Act” (Bill C-45), dà vita ad un grande esperimento: nessun paese ricco, sviluppato e grande come il Canada aveva mai legalizzato l’uso della marijuana a scopo ricreativo e da quello che lì succederà dipenderà probabilmente molto di quello che potrebbe accadere nel resto del mondo.

Il primo ministro canadese Justin Trudeau ha annunciato così su Twitter l’esito della votazione definitiva: “Era troppo facile per i nostri figli comprare marijuana e per i criminali farci grandi profitti. Oggi abbiamo cambiato le cose”.

Trudeau è da sempre un sostenitore della legalizzazione: già durante la corsa per la leadership del Partito Liberale, nel 2013, la sua piattaforma programmatica prevedeva la regolamentazione.

Durante la campagna elettorale per l’elezione a Primo Ministro si impegnò in tal senso ed uno dei primi provvedimenti da premier fu la nomina di una task force composta da rappresentanti statali, delle province e dei territori il cui scopo era individuare uno schema ed un percorso verso la legalizzazione. Il risultato fu la pubblicazione di un rapporto di 106 pagine presentato al pubblico il 13 dicembre 2016. Il testo di legge è quindi frutto di un processo partecipato che ha coinvolto prima una task force tecnica, poi 30.000 fra soggetti portatori di interessi, cittadini e associazioni. Esso definisce un quadro legislativo nazionale in cui si inseriscono le normative locali, lasciate all’autonoma decisione delle province e dei territori canadesi. Questi hanno più o meno già deciso, spesso con percorsi di consultazione pubblica, il loro sistema.

Il valore economico

Secondo un recente studio, il business della cannabis ricreativa nel 2019 potrebbe valere solo in Canada circa 2,8 miliardi di euro, da sommarsi al miliardo abbondante di quella medica, legale dal 2001.

Il Canada, grazie a un forte sviluppo delle industrie legate alla cannabis terapeutica (270.000 pazienti registrati, 6 tonnellate di produzione mensile fra infiorescenze ed estratti) ha già un tessuto imprenditoriale pronto ad entrare nel mercato ricreativo. Si tratta di oltre 100 aziende che negli ultimi mesi hanno letteralmente galoppato in borsa, protagoniste anche di operazioni di acquisizione e espansione. L’indice dei titoli legati alla cannabis è aumentato del 125% nell’ultimo anno, alcuni quadruplicando il loro valore.

Gli obiettivi del Cannabis Act sono di “prevenire l’accesso dei minori alla cannabis, proteggere la salute e la sicurezza pubblica stabilendo rigidi criteri di sicurezza e qualità nella produzione e di scoraggiare le attività criminali imponendo dure misure repressive per chiunque operi fuori dai limiti di legge.

Il Cannabis Act è inoltre pensato per ridurre il peso sul sistema giudiziario derivato da reati legati alla cannabis”.

Cosa succederà?

Il Cannabis Act prevede la legalizzazione della produzione, distribuzione, vendita e possesso di piccole quantità (30 grammi) di cannabis ricreativa per gli adulti, la decriminalizzazione per i minori e la possibilità di coltivare sino a 4 piante a nucleo familiare per uso personale.

Per il primo anno, e questa regola sarà valida per tutto il Canada, non potranno essere venduti prodotti derivati della marijuana, come estratti o prodotti commestibili: ma in casa propria, ognuno sarà libero di usare la marijuana come meglio crede.

Resterà vietato rivendere privatamente marijuana, anche ad amici o parenti, mentre la si potrà condividere gratuitamente con chiunque. Si potrà fumare in casa propria mentre non lo si potrà fare in macchina ma già molte province si stanno muovendo per dare ai padroni di casa il diritto di vietare ai loro inquilini di fumare marijuana (possono già farlo con il tabacco).

Tra l’Uruguay e gli USA

Il modello sembra essere una via di mezzo fra quello fortemente statalizzato uruguaiano e il modello più commerciale che vige in USA. Lo Stato concederà le licenze per la produzione ma distribuzione e vendite, anche on line, saranno regolate a livello locale. In alcuni casi, come in Ontario e Quebec, queste saranno gestite da aziende di proprietà pubblica (che già gestiscono ad esempio l’alcol), in altri lasciate all’iniziativa privata come in Alberta. British Columbia e altre province faranno invece coesistere i due canali di vendita. Vi saranno differenze anche rispetto ai luoghi dove si potrà fumare: in Alberta e in altre province si potrà consumare cannabis ovunque si possa anche fumare tabacco, mentre ad esempio in Ontario sarà consentito solo l’uso all’interno della residenza o comunque della propria proprietà.

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