La cassazione ha deciso. Il limite di THC è 0,2%.

Con una sentenza del 12 dicembre 2018 la cassazione condanna la cannabis light con THC superiore allo 0,2%. 

Le questioni esaminate.

Se la legge 242 del 2 dicembre 2016 (Disposizioni per la promozione  della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa) consenta anche la commercializzazione, e a quali condizioni, dei prodotti della coltivazione della canapa.

La Corte Suprema di Cassazione Italiana, terza sezione penale, con la notizia di decisione del 06/12/18 numero 12 del 2018, necessita della triplice condizione:

1) Deve trattarsi di una delle varietà ammesse iscritte nel Catalogo europeo delle varietà delle specie di piante agricole, che si caratterizzano per il basso dosaggio di THC;

2) La percentuale di THC presente nella canapa non deve essere superiore allo 0,2%;

3) La coltivazione deve essere finalizzata alla realizzazione dei prodotti espressamente e tassativamente indicati nell’art. 2, comma 2, I. n.242 del 2016, fermo restando che, per la sussistenza del reato di cui all’art. 73, comma 4, d.P.R. n. 309 del 1990 a carico del commerciante, occorre verificare l’idoneità della percentuale di THC a produrre un effetto drogante rilevabile.

Cosa si può fare?

Come si può leggere nell’immagine allegata, il commercio di cannabis light risulta essere effettivamente legale nel momento in cui il tenore di THC sia inferiore al limite chiaramente imposto dalla legge (0,2%), e prodotta da un seme certificato ed iscritto al catalogo comune europeo.

Con questa sentenza abbiamo finalmente il riconoscimento inoppugnabile della liceità di quanto abbiamo messo in moto dal maggio 2017 ed abbiamo la chiarezza su quanto e cosa sia possibile fare.

Ora, su queste basi giuridiche (che ci piacciano o meno) possiamo finalmente costruire un mercato solido, una rete di aziende ed una filiera produttiva e commerciale stabili, buone per competere anche sul mercato internazionale.

Quali sono i prossimi passi?

Ci accontentiamo? Ovviamente no.

Abbiamo però un primo risultato raggiunto sulla base del quale organizzare le forze per lavorare ad un innalzamento delle soglie del THC, per sdoganare il CBD, le talee e le ibridazioni.

Da questa sentenza sono derivate inchieste penali particolarmente aggressive verso marchi e, a cascata, i negozianti che vendono, credendo di essere nel giusto, prodotti non conformi alla normativa ribadita dalla Cassazione.

L’azione della Guardia di Finanza in 48 negozi (askanews), l’arresto di uno dei titolari di un canapa store a Pescara (ilPescara), l’azione che ha portato alla chiusura di 50 negozi nella zona di Taranto (tarantinitime), e molte altre recenti notizie simili.

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