La partita decisiva: Croce scende in campo

L’intervento del presidente di Federcanapa Beppe Croce alla Camera

Martedì 5 febbraio si sono riunite le commissioni unite Affari Sociali e Agricoltura dando inizio al ciclo di audizioni per meglio inquadrare lo sviluppo del mercato delle infiorescenze di canapa e fare chiarezza sulla loro vendita.

Alle audizioni è stato chiamato a presentarsi Beppe Croce, presidente di Federcanapa, organizzazione che promuove l’informazione e la ricerca sulla coltivazione e la lavorazione della pianta di canapa e sulle sue potenziali applicazioni.

Il dottor Croce ha aperto il suo intervento riportando due recenti avvenimenti di portata internazionale: il primo è l’Hemp Farming Act Usa di dicembre 2018, una legge per rimuovere la canapa con THC minore allo 0,3% dall’elenco delle sostanze illecite e riconoscerla come prodotto agricolo.

Il secondo è il documento dell’Organizzazione Mondiale della Sanità in cui si raccomanda l’esclusione dalle convenzioni internazionali sulle droghe delle preparazioni con THC inferiore allo 0,2%.

L’infiorescenza, continua il dottor Croce, rappresenta oggi la parte a più alto valore aggiunto della pianta di canapa. Per l’estrazione di CBD si prevede nel 2020 un mercato di oltre 20 miliardi di dollari e l’utilizzo dei principi attivi dei fiori di canapa in diversi settori, non solo quello farmaceutico, potrebbe costituire una grande opportunità per l’industria italiana.

Croce ha dunque concluso il suo intervento chiedendo:

1. che l’Italia riconosca pienamente il diritto di trasformazione e commercializzazione delle infiorescenze di canapa industriale, purché nel rispetto delle norme della legge 242 e nel rispetto di altri 2 criteri fondamentali:
a. Tracciabilità e certificazione della qualità dei prodotti secondo quanto indicato dal disciplinare volontario elaborato da Federcanapa, CIA e Confagricoltura;
b. Chiarezza in etichetta delle destinazioni d’uso del prodotto e conseguente rispetto delle discipline di settore: alimentare, cosmesi, erboristeria, farmaceutica ed eventualmente “articolo da fumo” (in questo caso soggetto a Monopolio). Non è più ammissibile ricorrere a diciture di comodo quali “usi tecnici”, “articolo da collezione” o altro, che stanno danneggiando la canapicoltura italiana e l’immagine del settore;

2. che l’intera pianta di Cannabis sativa L. ad uso industriale, comprese le sue infiorescenze, sia ammessa a pieno titolo nel prossimo Elenco delle piante officinali;

3. che il Ministero della Salute riconosca anche alle aziende non farmaceutiche il diritto di estrazione di CBD dalle infiorescenze di canapa, consentendone quindi l’impiego per cosmesi o come integratore, purché le aziende garantiscano la separazione e lo smaltimento legittimo della sostanza psicotropa, ossia del THC;

4. che venga emanato finalmente il decreto attuativo previsto dalla citata legge 242 relativo alla concentrazione massima di THC negli alimenti, tenendo conto dell’orientamento ormai dominante a livello europeo (per esempio 10 ppm per l’olio di semi di canapa) e comprendendo anche la liceità d’uso delle infiorescenze entro i limiti di THC riportati nella legge stessa.

Senza questi chiarimenti normativi, la canapicoltura italiana, malgrado le sue straordinarie potenzialità, non sarà in grado di confrontarsi ad armi pari coi prodotti stranieri che già oggi stanno invadendo il mercato.

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