Luca Marola: “Salvini ha fallito contro lo spaccio e ora se la prende con noi”

Il ministro minaccia di chiudere tutti i canapa shop.

Poche ore dopo la decisione del premier Conte di revocare l’incarico del leghista Armando Siri, indagato per corruzione dalla procura di Roma, Matteo Salvini cambia discorso e parla d’altro.

In una conferenza stampa il ministro ha indicato a elettori e media la nuova “emergenza nazionale”: chiudere tutti i cannabis shop perché sono un incentivo all’uso e allo spaccio delle sostanze stupefacenti. “Ora usiamo le maniere forti”.

In un’intervista a La Stampa Luca Marola, fondatore di Easyjoint, commenta le dichiarazioni di Salvini: “Accostare il fenomeno legale della cannabis light, fenomeno che ha visto l’apertura di un migliaio di nuove partite IVA e l’apertura di almeno 2000 aziende agricole, spesso a conduzione giovanile, al consumo di droga penso sia utile al ministro Salvini solo per nascondere la sua incapacità nell’arrestare lo spaccio ed il narcotraffico”.

Al contrario “il fenomeno sottrae il 12% degli introiti alle mafie. Senza contare l’indotto in termini di occupazione” dice Marola a TPI.
In un’intervista a La Repubblica dichiara: “Ci dipingono come negozietti clandestini che istigano i minori all’uso di droghe. La droga, e questo Salvini dovrebbe saperlo, è invece libera nelle strade 24 ore su 24. Se uno vuole sballarsi va a comprarla in strada, non in un negozio che vende sostanze senza effetti stupefacenti.”

Anche la ministra della Salute Grillo, che già un anno fa aveva espresso l’intenzione di non chiudere i canapa shop, ha commentato le dichiarazioni di Salvini: “Non bisogna dare informazioni sbagliate, perché nei canapa shop non si vende droga”.

Sulla questione cannabis light bisognerebbe aspettare la sentenza della Cassazione a sezioni unite che arriverà il 30 maggio. A Il Fatto Quotidiano Marola spiega: “In un anno e mezzo di sentenze delle varie sezioni della Cassazione, le prime erano assolutamente contrarie a questi esercizi commerciali, ma da quando è aumentato l’approfondimento sul fenomeno dal punto di vista giuridico, altre sezioni sono arrivate a giudizi con motivazioni molto più ricche e favorevoli alla commercializzazione del fiore.”

Noi ci auguriamo che le dichiarazioni del ministro Salvini e l’attenzione mediatica che hanno scatenato siano un’occasione per fare chiarezza sulla cannabis e sui risultati delle politiche repressive che, in Italia come in altri Stati del mondo, invece che far diminuire il consumo di marijuana hanno portato ad un aumento della popolazione carceraria, delle disuguaglianze, del commercio illegale e della confusione dell’opinione pubblica in tema di “droghe”.

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