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Il decreto sicurezza 2025 e la cannabis light: a che punto siamo

Un divieto scritto in legge, giudici che lo disapplicano, due Corti chiamate a decidere. Il punto documentato a luglio 2026.

Aggiornato al 20 luglio 2026 · Archivio della cannabis light in Italia

Da quasi dieci anni la cannabis light italiana vive di equilibri giuridici precari. Ma il 2025 ha portato lo scossone più forte dalla legge 242/2016 in poi: il cosiddetto decreto sicurezza (D.L. 48 dell'11 aprile 2025, convertito nella legge 80/2025) contiene un articolo — il 18 — che vieta espressamente «l'importazione, la cessione, la lavorazione, la distribuzione, il commercio, il trasporto, l'invio, la spedizione e la consegna delle infiorescenze della canapa», incluse quelle essiccate o triturate, «nonché di prodotti contenenti tali infiorescenze, compresi gli estratti, le resine e gli olii da esse derivati».

Sulla carta, è la norma più drastica mai scritta sul tema in Italia: non distingue in base al contenuto di THC, e colpisce l'intera filiera — coltivatori, trasformatori, negozi — indipendentemente dall'assenza di effetti psicoattivi. Eppure, a oltre un anno dall'entrata in vigore, il settore non è scomparso. Per capire perché, bisogna guardare a cosa è successo nei tribunali.

Il paradosso: una norma in vigore che i giudici disapplicano

Il nodo giuridico è lo stesso che decise la partita nel 2019: il testo unico sugli stupefacenti (DPR 309/90) punisce le condotte relative a sostanze droganti. E le Sezioni Unite della Cassazione, con la sentenza 30475 del 30 maggio 2019, chiarirono che i derivati della canapa privi di efficacia stupefacente concreta non sono penalmente rilevanti.

Su questa base, dopo l'aprile 2025 diversi tribunali penali hanno disposto archiviazioni e dissequestri in procedimenti nati dall'applicazione del nuovo divieto. E anche la giustizia amministrativa ha cominciato a picconare la norma: a giugno 2026 il TAR della Liguria ha sospeso un'ordinanza del Comune di Ventimiglia che imponeva lo stop alla vendita di infiorescenze, e pochi giorni dopo il TAR della Lombardia — su un caso analogo nato a Nova Milanese — ha sospeso il procedimento in attesa delle pronunce delle Corti superiori.

Il corto circuito

Il risultato è una situazione senza precedenti: una legge dello Stato vieta la vendita delle infiorescenze, ma la sua applicazione concreta viene ripetutamente fermata da giudici penali e amministrativi. Nel frattempo l'applicazione varia da territorio a territorio, con sequestri in alcune città e attività regolarmente aperte in altre.

I tre fronti aperti

1. La Corte Costituzionale — udienza il 20 ottobre 2026

Più giudici hanno sollevato dubbi di legittimità costituzionale sull'articolo 18: tra questi, a dicembre 2025, il GIP del Tribunale di Brindisi ha sospeso un processo su un carico di canapa industriale rimettendo la questione alla Consulta. L'udienza è fissata per il 20 ottobre 2026: sarà il primo verdetto di peso sul destino della norma.

2. La Corte di Giustizia dell'Unione Europea

Il Consiglio di Stato ha sospeso il proprio giudizio e rinviato la questione a Lussemburgo. Il precedente pesa: nel 2020, con la sentenza sul caso Kanavape, la Corte UE stabilì che il CBD non è una sostanza stupefacente e che gli Stati membri non possono vietarne la libera circolazione senza basi scientifiche. Se la Corte confermasse quella linea anche per le infiorescenze a basso THC, l'Italia dovrebbe rivedere l'impianto del divieto. Il verdetto è atteso tra il 2027 e il 2028.

3. Il fronte parallelo del CBD orale

Accanto al decreto sicurezza corre la vicenda del decreto ministeriale che inserisce le composizioni orali a base di cannabidiolo nella tabella dei medicinali stupefacenti (vendita solo in farmacia con ricetta). Anche qui la storia è fatta di sospensioni e riprese: l'ultima ordinanza del TAR del Lazio ha congelato il decreto in attesa dei pareri scientifici richiesti, consentendo nel frattempo la vendita dei prodotti conformi.

Cosa significa, in pratica

Per chi osserva il settore, tre punti fermi a luglio 2026:

Questa vicenda è l'ennesimo capitolo di una storia che documentiamo da anni: chi vuole ricostruire l'intero percorso — dalla legge 242 alla sentenza del 30 maggio 2019, fino ad oggi — trova la cronologia completa della cannabis light in Italia e la raccolta di normativa e sentenze costantemente aggiornate in questo archivio.

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